Il CEO di OpenAI usa semplici quaderni a spirale per raccogliere idee. Un’abitudine che rivela molto sul rapporto tra scrittura, intelligenza artificiale e organizzazione digitale.
Ho ascoltato una delle interviste di Sam Altman e indovina cosa usa per prendere appunti?
Dei semplicissimi quaderni a spirale.
Cioè, carta e penna.
Mi ha colpito molto questa cosa, forse perché ci piazzano sempre i loro tool come soluzioni uniche e indispensabili per ogni aspetto della vita, quando in realtà – in certi momenti – bastano e avanzano strumenti molto più semplici.
Io per prima, nonostante l’organizzazione digitale che mi ruota attorno peggio degli anelli di Saturno, ritengo che la carta possa essere utile in certi casi.
Ma non è solo per questo che ne parlo: c’è molto di più dietro questa scelta apparentemente banale.
Perché Sam Altman usa quaderni a spirale
Altman ha spiegato di usare un taccuino a spirale per diversi motivi pratici:
- strappare le pagine facilmente: la spirale permette di rimuovere i fogli senza rovinare il quaderno;
- si apre completamente: resta piatto sul tavolo, ideale per consultare più pagine insieme;
- copertina rigida: serve davanti e dietro per scrivere ovunque;
- formato tascabile: deve entrare in tasca per averlo sempre con sé;
- qualità della carta: piacevole al tatto e comoda per scrivere.
Fin qui nulla di sorprendente.
La parte interessante arriva dopo quando dice di non conservare le note.
A un certo punto strappa le pagine relative a un argomento specifico, anche se scritte in momenti diversi, e le dispone sul tavolo per avere una visione d’insieme.
Quando ha finito di osservare e collegare i concetti, appallottola i fogli e li butta via.
Solo a quel punto passa al digitale, trasferendo l’essenza delle note originali.
L’organizzazione, insieme all’ordine, arriva solo dopo, in fase di digitalizzazione.
Prima: chissenefrega.
Tra l’altro, dice di scrivere quasi ogni giorno e di finire un quaderno di circa 100 pagine in due o tre settimane.
Come sta cambiando la scrittura (anche con l’IA)
Altman non poteva non parlare di intelligenza artificiale.
Ma lo ha fatto senza perdere di vista la scrittura, che per lui rimane la vera protagonista anche in questa fase di trasformazione.
Il cambiamento riguarda anche il futuro della parola scritta, che continuerà ad aiutarci a pensare meglio e a dare più struttura alle nostre idee.
Oggi scrivere sta diventando simile all’atto di programmare: un modo per dare istruzioni, organizzare i pensieri e definire cosa vogliamo ottenere.
È una forma di progettazione mentale, non solo di espressione.
Per questo la scrittura resterà fondamentale, anche quando le professioni cambieranno.
Allenare la capacità di scrivere – e quindi di pensare – è una delle competenze più importanti che abbiamo e che possiamo coltivare.
Il cestino che libera spazio
L’abitudine di buttare via gli appunti dopo averne estratto l’essenza è un vero processo di chiarezza.
L’atto di eliminare la carta libera la mente perché:
- cattura il caos (quando si appallottolano le pagine),
- intreccia le connessioni (nella visione d’insieme),
- salva il distillato (trasferendolo in digitale),
- lascia andare il superfluo (con il cestino).
È un processo che traduce il principio del digital decluttering e l’arte di mantenere solo ciò che ha valore, lasciando andare tutto il resto (per riprendere il controllo, parti dal percorso gratuito).
Facciamo amicizia con la distillazione delle idee
La distillazione delle idee è esattamente il passaggio da una grande quantità di note grezze alla loro essenza più pura.
Invece di accumulare e conservare tutto, l’obiettivo è rielaborare, connettere i puntini e salvare solo il concetto fondamentale, come abbiamo visto con il metodo Zettelkasten.
È un filtro contro il sovraccarico informativo e la tendenza alla conservazione digitale compulsiva.
Immaginalo come un setaccio che ti aiuta a lasciare andare il rumore e trattenere solo l’oro.
Un atto di chiarezza che ci costringe a scegliere, sintetizzare e capire davvero cosa conta.
Curiamo (anche) lo spazio fisico
Prima del digitale, serve un tavolo libero.
Uno spazio fisico adeguato per osservare le idee, spostarle, raggrupparle e scartarle.
Manipolare fisicamente i pensieri – toccarli, muoverli e disporli – aiuta a scoprire connessioni che sullo schermo spesso restano invisibili.
È in quel gesto che la mente riorganizza e seleziona ciò che sa e dà una nuova struttura al pensiero.
Solo dopo arriva il momento di renderlo definitivo in digitale.
Si organizzano gli spazi fisici, mentali e digitali.
Il coraggio di scegliere cosa tenere
Prova a pensarci, se dovessi scegliere un solo momento di tutto questo processo – dalla scintilla iniziale al risultato finale – quale fase vorresti rafforzare?
- Il coraggio di riconoscere e buttare via il superfluo.
- La distillazione dell’essenza.
- La visione d’insieme fisica.
- La raccolta caotica e senza filtri.
Qualunque sia la tua risposta, organizzare non significa trattenere tutto, ma creare spazio per ciò che resta e ritrovare così quello che ti serve quando ti serve.
Il metodo di Sam Altman è un invito alla chiarezza che, nel suo caso, passa dalla carta, ma può tranquillamente essere adattato al flusso digitale.
Ciò che conta realmente è sviluppare un processo personale di distillazione che funzioni per il proprio stile cognitivo.
Alcune persone trovano maggiore beneficio nella manipolazione fisica delle idee, altre nella flessibilità degli strumenti digitali con funzioni di visualizzazione avanzata.
L’elemento centrale è la presenza di una fase definita in cui avviene questa trasformazione: un momento dedicato al passaggio dal caos creativo alla struttura ordinata.
Che sia un tavolo fisico o una board digitale, l’importante è creare quello spazio mentale e visivo dove le connessioni possono emergere e le idee superflue possono essere identificate ed eliminate.
Un promemoria che anche nell’era dell’intelligenza artificiale, la vera organizzazione parte dalla mente, non dallo strumento.
La tecnologia arriva dopo, per rendere stabile ciò che abbiamo già capito, non per sostituirlo.