Perché organizzare un giardino digitale: esempi pratici

Che cos’è un giardino digitale

Un giardino digitale è uno spazio online che unisce gli aspetti di un taccuino a quelli di un blog. In pratica, si tratta di raccolte di pensieri, note o appunti – proprio come si potrebbe fare in uno dei tanti strumenti dedicati – con la differenza che queste raccolte vengono rese pubbliche.

Un giardino digitale è sempreverde e ha bisogno di cure costanti. È qualcosa che permette di inserire concetti non ancora ultimati, lasciando che germoglino e che migliorino con il tempo.

Per capire davvero cos’è un digital garden, sono partita dall’inizio: cosa lo rende così diverso da tutto il resto?

È sempre più presente la necessità di allontanarsi dalla confusione dei social, almeno parzialmente, per ricreare degli spazi creativi e tranquilli. Dei veri laboratori.

Le caratteristiche pratiche

I giardini digitali possono riguardare tantissimi argomenti diversi e, tra le caratteristiche pratiche, troviamo:

  • l’essenzialità
  • i collegamenti interni tra le note
  • la crescita continua
  • l’apprendimento reso pubblico
  • l’imperfezione
  • la grafica ridotta al minimo (come l’atto di ripulire il proprio ambiente digitale).

Quando rendere pubblico il giardino digitale

Per rispondere a questa domanda, prendiamo il libro di Austin Kleon, Semina come un artista. 10 idee per condividere la tua creatività e far conoscere il tuo lavoro.

«Mostrare il tuo lavoro è il motivo per cui la generosità ha la meglio sul genio. Si tratta di essere rintracciabili, di usare la rete invece di perdere tempo in rete. Non è autopromozione, è autoscoperta, lascia che gli altri entrino nel tuo processo, poi lascia che rubino. Pieno di illustrazioni, citazioni, storie ed esempi, Semina come un artista offre dieci regole trasformative per essere aperti, generosi, coraggiosi, produttivi. Perché per essere trovato, devi essere “trovabile”».

Secondo Kleon, la prima cosa che dovremmo fare quando organizziamo le nostre idee è quella di liberarsi dall’immagine di genio solitario che crea brillanti opere dal nulla. Piuttosto dobbiamo considerare il processo di creazione come il risultato di uno sforzo collaborativo (che comprende le connessioni tra le idee). Ecco perché ogni nota non deve essere solo accessibile, ma utile per realizzare cose nuove.

«Il giardino digitale non riguarda strumenti specifici: non è un plugin per WordPress, un tema Gatsby o un modello Jekyll. È un modo diverso di pensare a come ci comportiamo online nei confronti delle informazioni, con il fine di accumulare la conoscenza personale in uno spazio esplorabile». (Mike Caulfield)

Esempi reali di giardini digitali

L’esperimento di Tom Critchlow:
Experiments in hypertext thinking

Raccolte di libri:
https://highlights.sawyerh.com/

La raccolta dei pensieri di Buster Benson:
https://busterbenson.com/piles/

Le note di Andy Matuschak
Andy Matuschak

Il giardino digitale di Maggie Appleton
https://maggieappleton.com/garden

 

Unire i puntini: come il giardino stimola creatività e pensiero

Si tratta di spazi che mettono in relazione i pensieri, che vanno oltre il concetto di blog che punta a visualizzare gli articoli in ordine cronologico. Vuol dire avere la possibilità di unire i puntini tra diversi elementi e questo può avvenire solo mettendo le informazioni nello stesso spazio. E lo spazio che raccoglie e organizza i puntini è una base fondamentale per il pensiero e la creatività.

Le idee non arrivano dal nulla, ma da materie prime, da altre idee o dal nostro modo di osservare il mondo. E per quanto il giardino sia pubblico, le note parlano a noi stessi. Quando si scrive, non si indirizza il testo a un possibile pubblico (cosa che invece accade spesso nei blog o nelle newsletter). Ci si concentra solo su ciò che si vuole conservare, anche se si tratta di pensieri incompleti. Anzi, queste parti possono essere collegate accompagnando il lettore nel processo di elaborazione delle proprie idee.

Quando creare il tuo giardino digitale: segnali da non ignorare

Si può andare avanti senza struttura fino a quando non si avverte un senso di oppressione nel percepire che le informazioni sono così disordinate da travolgerci e scoraggiarci. Queste sensazioni di solito portano ad abbandonare i progetti, i contenuti, gli aggiornamenti per metterci alla ricerca dello strumento perfetto che in realtà non arriva.

Ogni giardino è unico per ogni persona che lo guarda, perché le interpretazioni delle note presenti possono essere molto diverse.

Un possibile processo che porta alla realizzazione di un articolo

  • Fase 1: fermare note, idee, intuizioni, ispirazioni al volo
  • Fase 2: unire le note e lasciare che i pensieri si concretizzino lavorando allo sviluppo della fase 1
  • Fase 3: seguire una struttura per incasellare i pensieri sviluppati nelle precedenti fasi e ottenere il formato richiesto
  • Fase 4: raccogliere ed essere pronti a riusare o a trasformare i formati realizzati.

Il fine di tutto è quello di creare non dal nulla, ma attingendo al nostro giardino digitale. Perché in fondo prendersi cura del nostro giardino significa prendersi cura della nostra mente.

Questo argomento è strettamente collegato alla gestione della conoscenza personale che avevamo visto qui: La risposta alla domanda fondamentale su come organizzare la conoscenza.