Visto che non mi occupo di architettura, butto giù dalla torre questo settore (solo per un po’ eh, se è il tuo campo lo recuperiamo più tardi con un elastico in stile bungee jumping 😅) per dare rilievo a un concetto che arriva proprio da lì:
La forma segue la funzione.
La forma di un edificio o di un oggetto deve essere determinata prima di tutto dalla sua funzione o dal suo obiettivo, evitando di partire dall’estetica per cercare poi di farla funzionare a forza.
Si parte quindi dal problema da risolvere e la forma diventa la conseguenza logica della soluzione trovata.
Sostituisci forma con organizzazione e ottieni lo stesso intento.
L’organizzazione segue la funzione, come mezzo che interviene per portare benefici a quello che ti dà fastidio. Per alleggerire o sciogliere un attrito concreto.
Hai presente quella sensazione piacevole quando riesci a sciogliere un brutto nodo che a volte si forma tra i lacci delle scarpe o i cordini della felpa… ecco.
La forma di una calma silente
Vale per gli oggetti, per i metodi, per il tempo e anche per gli strumenti digitali che usi ogni giorno.
E a proposito di strumenti, riprendendo la calm technology già citata, la forma è pensata per stare ai margini, intervenire solo quando serve e restituire calma cognitiva.
Una calm tech progettata bene è esattamente questo, un dispositivo o un tool la cui forma segue la funzione di non disturbarci, con il fine di creare ambienti fisici e digitali che proteggono l’attenzione invece di danneggiarla.
Nel mondo che vorrei, il digitale può prendere spunto dagli ambienti fisici, in particolare dai luoghi che, per atmosfera e lentezza, sono pensati per una funzione molto precisa, ovvero invitarci a leggere e rallentare.
Ed è qui che riprendo l’aggancio ai libri per parlarti di bookish places, non necessariamente librerie o biblioteche ma tutti quei luoghi dall’atmosfera letteraria, perfetti per chi ama i libri.
«Pensi che il tuo dolore e il tuo strazio non abbiano precedenti nella storia del mondo, ma poi leggi. Sono stati i libri a insegnarmi che le cose che più mi tormentavano erano proprio quelle che mi legavano a ogni essere umano, a chiunque fosse mai esistito.» (James Baldwin)
Perché in fondo anche un luogo è un oggetto progettato e in questo caso la sua forma segue la funzione di ritrovare la calma grazie alla lettura.
Il vocabolario di chi legge online
Permettimi una piccola deviazione perché c’è un fenomeno strano nell’aria… da un lato la percentuale di lettrici e lettori che sembra diminuire, dall’altro un aumento esponenziale di community dedicate esclusivamente ai libri e alla condivisione di momenti lenti.
Su Instagram basta seguire il fenomeno bookstagram (book + instagram), l’universo di profili a tema libri, con persone che condividono la loro passione per la lettura attraverso foto, reel, storie, riepiloghi, consigli di lettura, ecc.
Con tre fenomeni ormai diffusi: unboxing, con chi mostra la busta o la scatola che contiene il libro e “casualmente” registra il momento dell’apertura, book haul con la condivisione dei libri acquistati di recente o anche wrap up con il riassunto dei libri letti nel corso di un mese.
Come dici? Non ci sono acronimi?
Certo che sì ed eccone due: TBR, To Be Read, con la lista dei libri che si ha intenzione di leggere, o anche DNF, Did Not Finish, quando inizi un libro e poi non lo finisci (e probabilmente non lo finirai mai 😃).
Ah, ho citato Instagram, ma abbiamo anche le varianti, tipo booktok (stessa cosa su TikTok) e booktube (per le recensioni su YouTube).
C’è anche la pratica chiamata book spine poetry che prevede di creare poesie usando solo i dorsi dei libri. Si dispongono verticalmente o orizzontalmente i testi in modo che i titoli formino una frase poetica o divertente.
Potevo trattenermi dal provare? Figuriamoci… Ed ecco tre libri approvati anche da Loki (sì, sono leggermente presa bene dalla montagna):
«In cordata,
in ginocchio sulle ali,
io, gli ottomila e la felicità…»

Dopo questo picco glicemico, cito anche il buddy read, un tipo lettura in tandem che porta a leggere lo stesso libro contemporaneamente con un’altra persona (un’idea più “privata” di un club del libro).
Geografia di una lettura
Se fino a qui abbiamo parlato di luoghi o momenti abbastanza statici, in realtà possiamo portare la lentezza con noi anche se siamo in movimento. In particolare quando viaggiamo.
Dai bookish places ci spostiamo al concetto di bibliografia di viaggio, espressione nota anche in altre forme con sfumature diverse come geografia letteraria, turismo letterario, destination reading o anche literary travel.
Intendo l’atto quasi rituale di prepararsi a viaggiare scegliendo libri ambientati nella destinazione scelta o scritti da persone del luogo. Per capirci, non la Lonely Planet della situazione o le altre guide, ma proprio romanzi, racconti, gialli, saggi, poesia…
Tipo, voglio andare in Cina e inizio a leggere i libri Operaie, La porta proibita o La Cina in vespa. E così via.
Un invito tra le righe
Questa abitudine può portare anche a visitare certi luoghi proprio perché ci ha colpito la descrizione letta in un libro. Può essere un quartiere, un teatro, una casa famosa o anche un ristorante o una ricetta particolare conosciuta attraverso la lettura.
Sono tutte cose che richiedono tempo e calma, tra l’altro con la scelta di un libro che segue la funzione di farci immergere in una cultura, anche quando non possiamo viaggiare fisicamente.
Adesso, mentre io recupero l’architettura con l’elastico, tu scegli un posto che ti fa respirare, trova un libro che gli assomiglia e portalo con te, anche solo per poche pagine.
E qui trovi dei suggerimenti su come organizzare i libri o su come prendere appunti.