I repository OER per organizzare l’apprendimento: cosa sono le risorse educative aperte

Ti è mai capitato di avere una sete incredibile di conoscenza, una voglia matta di approfondire un argomento per lavoro, per un progetto personale o per pura curiosità, ma poi ti scontri con un muro?

Magari trovi un corso che costa troppo, un libro di testo introvabile o materiali online frammentati e di dubbia qualità, che portano solo più confusione e una forte frustrazione.

Per uscire da una situazione del genere, esistono le risorse educative aperte (REA), in inglese open educational resources (OER).

Si tratta di spazi digitali che raccolgono un intero universo di sapere curato, di alta qualità e completamente gratuito, a nostra disposizione.

Questi repository di materiali didattici gratuiti rappresentano una delle più grandi opportunità di accesso alla conoscenza, offrendo corsi universitari, libri di testo, videolezioni e materiali formativi di qualità professionale.

Un’idea nata per condividere il sapere

Il termine “risorse educative aperte” non è nato per caso in una qualche startup della Silicon Valley, ma ha un’origine molto più istituzionale e visionaria.

È stato coniato nel 2002 durante un forum dell’UNESCO, al “Forum on the Impact of Open Courseware for Higher Education in Developing Countries” che si tenne a Parigi.

L’obiettivo era quello di usare la tecnologia per dare a chiunque, in ogni parte del mondo, accesso a un’istruzione di qualità.

L’idea di fondo è che la conoscenza è un bene comune e dovrebbe circolare il più liberamente possibile, senza barriere economiche o legali.

Da quel momento, l’idea ha preso il volo, trasformandosi in un movimento globale che sta cambiando il modo in cui si insegna e si apprende.

Nel 2019, l’UNESCO ha adottato una raccomandazione formale sulle OER, che oggi rappresenta l’unico standard normativo internazionale in questo campo.

Cosa sono le risorse educative aperte

Si tratta di materiali didattici completi e strutturati, rilasciati con licenze aperte, come le Creative Commons.

Significa che chiunque ha il permesso non solo di accedere gratuitamente, ma anche di fare molto di più. Si parla infatti delle 5R, un concetto sviluppato da David Wiley, pioniere del movimento open content:

  • Retain (conservare): puoi scaricare e conservare una copia dei materiali per sempre. Non rischi che scompaiano dietro un paywall o che un link smetta di funzionare. Diventano parte del tuo archivio digitale personale.
  • Reuse (riutilizzare): puoi usare quel materiale in contesti diversi. Un video di una lezione di fisica può essere usato in classe, in un corso online che stai creando o semplicemente per studiare in autonomia.
  • Revise (adattare): puoi modificare, tradurre, aggiornare o adattare il contenuto alle tue esigenze specifiche. Pensa a un manuale: potresti prendere i capitoli che ti servono, aggiungerne di tuoi e creare una guida personalizzata per il tuo team.
  • Remix (rimescolare): puoi combinare diverse risorse per creare qualcosa di nuovo. Immagina di prendere un video sulla storia dell’arte, delle slide sulla tecnica pittorica e un quiz interattivo per creare una lezione multimediale.
  • Redistribute (condividere): puoi condividere le tue copie, le tue versioni modificate o le tue creazioni originali con altre persone, amplificando la diffusione della conoscenza.

Queste risorse non sono fatte per essere consumate e basta, ma per diventare mattoncini del tuo personale sistema di conoscenza, pezzi da integrare nel tuo secondo cervello digitale.

Dove si trovano le risorse educative aperte

La risposta è nei repository OER. Non sono altro che piattaforme online, delle immense biblioteche digitali, che raccolgono, organizzano e rendono facilmente ricercabili i materiali didattici.

Pensa a una fiera ben organizzata, con stand digitali pieni di corsi universitari, libri di testo, videolezioni, simulazioni, podcast e tanto altro.

Puoi cercare per argomento, per lingua, per livello di istruzione e spesso trovi anche recensioni e commenti di altre persone che hanno già usato quei materiali.

Alcuni dei più famosi sono:

  • OER commons: è uno dei più grandi e conosciuti. Una specie di hub centrale dove puoi trovare di tutto, da lezioni per la scuola primaria a materiali universitari complessi.
  • MERLOT (Multimedia Educational Resource for Learning and Online Teaching): un progetto nato in California che raccoglie oltre 100.000 risorse educative sottoposte a peer review – cioè revisionate da esperti del settore per garantirne la qualità. Questo processo di revisione tra pari è lo stesso utilizzato dalle riviste scientifiche accademiche per verificare l’accuratezza e la qualità dei contenuti.
  • OpenStax: è un’iniziativa no-profit nata alla Rice University che si concentra sulla creazione di libri di testo universitari di altissima qualità, revisionati da esperti e completamente gratuiti.
  • Federica web learning (Università Federico II di Napoli): con oltre 450 corsi online gratuiti, è uno dei principali riferimenti per la didattica multimediale open access e produzione di MOOC.
  • Biblioteca dell’Innovazione (INDIRE): una piattaforma online per creare e condividere risorse didattiche, con oltre 300 risorse video per la scuola italiana. Permette ai docenti di caricare e condividere i propri materiali didattici con l’intera comunità scolastica.

Cosa sono i MOOC

I MOOC sono l’acronimo di Massive Open Online Courses (in italiano: corsi online aperti e di massa).

Ogni lettera dell’acronimo ha un significato specifico:

  • Massive: possono partecipare migliaia di persone contemporaneamente.
  • Open: aperti a tutti, senza requisiti di accesso, titoli di studio o barriere geografiche.
  • Online: si svolgono online, attraverso piattaforme digitali.
  • Course: sono veri corsi strutturati, non semplici video o materiali sparsi.

Il termine MOOC è nato nel 2008 da George Siemens e Stephen Downes durante il corso “Connectivism and Connective Knowledge” dell’Università di Manitoba, a cui parteciparono 25 studenti in presenza e 2.300 online gratuitamente.

La vera diffusione è arrivata nel 2011 quando Sebastian Thrun, professore di Stanford, organizzò un MOOC sull’intelligenza artificiale che raggiunse 160.000 iscrizioni da 190 paesi. Da lì il fenomeno è esploso, nel 2012 c’erano circa 100 MOOC e nel 2013 quasi 700.

I MOOC si distinguono dai normali corsi online per:

  • Gratuità (almeno per i contenuti base).
  • Interazione massiva tra studenti attraverso forum e discussioni.
  • Contenuti multimediali: video brevi (5-20 minuti), quiz, materiali scaricabili.
  • Flessibilità temporale: puoi seguire o interrompere quando vuoi.

Tra le principali piattaforme MOOC, troviamo Coursera, edX, Udacity, EduOpen e POK.

Una storia che cambia le regole del gioco

A proposito di OpenStax citato prima, tutto è iniziato con Richard Baraniuk, un professore di ingegneria della Rice University. Era frustrato nel vedere i suoi studenti spendere centinaia di dollari per libri di testo che diventavano obsoleti in un paio d’anni e sentiva che c’era qualcosa di profondamente sbagliato in quel sistema.

Invece di lamentarsi, nel 1999 ha fondato Connexions, il precursore di OpenStax, con l’idea di creare una piattaforma dove docenti di tutto il mondo potessero pubblicare e condividere materiale didattico in piccoli moduli, che altri potevano poi assemblare come mattoncini LEGO per creare corsi e libri personalizzati.

Nel 2012, grazie a dei finanziamenti, questo progetto è diventato OpenStax, con l’obiettivo specifico di creare libri di testo gratuiti per i corsi universitari più frequentati.

Oggi tantissimi studenti usano i loro libri, risparmiando e avendo accesso a materiali sempre aggiornati.

A chi sono adatti

I repository OER sono ideali tanto per i principianti che si avvicinano per la prima volta a un argomento, quanto per i professionisti che vogliono aggiornarsi o acquisire nuove competenze.

Sono particolarmente utili per gli studenti universitari alle prese con il costo dei libri di testo, i lavoratori autonomi che vogliono impegnarsi nella formazione continua o gli insegnanti che cercano materiali didattici strutturati.

Perfetti anche per le persone che amano conoscere nuovi campi del sapere senza vincoli formali o anche per le aziende che vogliono creare percorsi di formazione personalizzati per i propri dipendenti.

Sono una valida soluzione per chiunque creda che l’apprendimento di qualità dovrebbe essere un diritto.

I repository OER possono essere dei motori di un cambiamento che mette al centro l’accesso alla conoscenza per chiunque.