«Dobbiamo imparare a ritirarci da alcune cose allo scopo di occuparci con maggiore efficacia di altre…»
Ma ritirarci da cosa esattamente?
Il problema è spesso a monte e ha a che fare con la quantità di informazioni che lasciamo entrare ogni giorno senza un filtro.
Più informazioni abbiamo a disposizione, meno sappiamo cosa farne
Salviamo link, accumuliamo articoli, apriamo schede nel browser che restano lì per settimane come piccoli monumenti alla nostra buona intenzione di “leggere dopo”.
Quello che ci manca è il digestivo, inteso come un processo che ci faccia attraversare tutta questa informazione.
O meglio, non tutta perché sarebbe impossibile, ma almeno quella più rilevante.
Intanto, cosa abbiamo alla base del nostro processo? Per capirlo meglio, passiamo un attimo dalla cucina…
1. Dato
È la materia prima che è ancora nel sacchetto della spesa. Qualcosa che non è stato nemmeno appoggiato sul piano di lavoro, come un numero, una parola, un simbolo, un titolo completamente isolato e privo di qualsiasi contesto.
Risponde alla domanda “quanto?” o “quale?”, ma da solo non dice nulla.
42. Cornalba. 11 marzo. 4,7 stelle.
Cos’è 42? La temperatura? Un’età? Il numero di schede aperte nel browser? La risposta alla domanda fondamentale…?
2. Informazione
Il dato diventa informazione solo quando qualcuno lo prende, lo tira fuori dal sacchetto e lo appoggia sul piano di lavoro dandogli un minimo di contesto.
Adesso l’informazione risponde alla domanda “cosa?”.
«Raindrop è uno strumento per salvare link»: questa è un’informazione che da sola ha un valore limitato.
E qui abbiamo il primo problema, ovvero che abbiamo troppi ingredienti singoli che non superano questo livello.
3. Conoscenza
Si verifica quando selezioniamo e uniamo i singoli ingredienti per preparare qualcosa di utile, passando dalle singole parti al piatto cucinato con una ricetta e un’intenzione.
La conoscenza è quindi informazione organizzata, contestualizzata e compresa sotto forma di puntini collegati tra loro che rispondono alla domanda “come?”.
«So che posso usare Raindrop per raccogliere tutte le fonti per la mia ricerca, organizzandole in cartelle per aree e usando dei tag per distinguere meglio gli studi scientifici, gli articoli di giornale e le interviste.»
4. Saggezza
Vuol dire saper cucinare anche senza ricetta, adattandosi a quello che c’è in un dato momento per seguire un senso dell’orientamento interiore.
Risponde alle domande “perché?” e “quando?”.
«So come usare Raindrop per la mia ricerca e ho 200 fonti ben organizzate, ma questa settimana scelgo di non aprirlo nemmeno. Ho già raccolto abbastanza materiale per scrivere l’articolo e so che se continuo a cercare fonti, sto solo rimandando il momento di scrivere. Scelgo anche di ignorare il nuovo aggregatore di cui tutti parlano, perché il mio sistema attuale funziona e cambiarlo adesso significherebbe sostituire il fare con il preparare.»
«La conoscenza è un set di istruzioni. La saggezza è un senso dell’orientamento.» (TK Coleman)
La piramide DIKW rovesciata
Esiste – più o meno dagli anni ’80 – un modello classico nella gestione della conoscenza chiamato piramide DIKW (dati – informazione – conoscenza – saggezza).
Alla base abbiamo una montagna di dati grezzi, li organizziamo in informazioni, le informazioni diventano conoscenza, e – se tutto va bene 😅 – dalla conoscenza si arriva la saggezza.
Ma con il sovraccarico continuo, rischiamo di restare alla base, continuando a raccogliere dati e informazioni sperando che prima o poi diventino saggezza.
E se ribaltassimo la piramide?
Invece di partire dai dati e sperare di arrivare alla saggezza, proviamo a partire dalla saggezza per decidere quali dati ci servono davvero.
In pratica:
- Saggezza: qual è la mia vera intenzione? Cosa sto cercando di fare, capire o creare?
- Conoscenza: cosa so già su questo tema? Quali connessioni ho già fatto?
- Informazione: cosa mi manca? Quali ingredienti devo ancora trovare?
- Dati: adesso cerco con un obiettivo preciso.
In una puntata del suo podcast, T.K. Coleman dice questo:
«Decidi cosa vuoi sapere prima di andare online, perché se entri su YouTube senza un piano, ogni YouTuber ti convincerà che devi sapere proprio quello di cui sta parlando.»
In sostanza apri il browser sapendo già cosa stai cercando, proprio come filtro che metti all’inizio (non alla fine).

Il PKM come “apparato digerente” dell’informazione
Più un sistema di organizzazione è sofisticato, più rischia di diventare un ulteriore problema da risolvere. Se passi più tempo a decidere tag e cartelle piuttosto che a pensare, stai solo accumulando dati con un’estetica migliore.
Il passaggio che spesso si salta è l’elaborazione, che consiste nel riprendere in mano qualcosa che hai salvato per farlo tuo. Riscriverlo con le tue parole, collegarlo a quello che sai già, farti delle domande… Senza questo passaggio, il sistema resta un cimitero di link con buone intenzioni.
Tre concetti davvero compresi valgono più di cento articoli salvati “per dopo”. Per questo serve darsi un limite sulle fonti e dedicare tempo a lavorare su quello che c’è già grazie alla sintesi e alle connessioni.
Audit informativo trimestrale
Prepara una sorta di checklist per seguire delle sessioni di decluttering informativo:
- Esamina le fonti di input (newsletter, social, podcast, canali…): quali stanno effettivamente contribuendo alla conoscenza?
- Rivedi le note salvate negli ultimi tre mesi: quante sono state effettivamente utilizzate o elaborate?
- Identifica pattern di accumulo senza utilizzo: dove si fermano le idee?
- Elimina o archivia risorse non più rilevanti.
- Semplificare parole chiave e categorie eccessivamente complesse o non usate.
Come monitorare la buona riuscita di un PKM
Tra i diversi fattori da considerare, il primo è quanto velocemente riesci a recuperare un’informazione quando ti serve davvero.
Un buon sistema dovrebbe anche sorprenderti, facendo emergere connessioni tra idee che non avevi collegato consapevolmente.
Ma forse i due segnali più importanti sono invisibili e riguardano due domande:
- Ti fa sentire meno ansia informativa? Quella sensazione di “mi sto perdendo qualcosa” si è alleggerita?
- Hai più chiarezza? Se la risposta è sì, il tuo sistema sta funzionando perché ti sta aiutando a pensare e decidere meglio.
Verso una gestione più saggia del digitale
Il movimento del PKM ha attivato strumenti e metodi molto utili, ma si porta dietro anche il lato oscuro di una cultura da accumulo quando non tiene conto di una prospettiva a tratti minimalista e orientata alla saggezza.
Riprendo il concetto che amo particolarmente di giardino della conoscenza che richiede potatura tanto quanto semina nel rispetto dei tempi e dei propri ritmi.
Perché in fondo possiamo continuare a costruire magazzini digitali sempre più sofisticati oppure possiamo progettare giardini della conoscenza dove la saggezza ha spazio per crescere.